STUDIO SULLA TAVOLA STROZZI

Questo studio ha lo scopo di dimostrare che il famoso dipinto denominato TAVOLA STROZZI,  fu realizzato, in parte, utilizzando come punto di osservazione la Lanterna, anche se questa non appare nella veduta. Questa nuova tesi, sposterebbe la ricerca dell'anno di realizzazione del dipinto dopo il 1481-87, cioè quando venne costruita la Lanterna.

 

Tavola Strozzi, conservata nel Museo di San Martino

 

Il dipinto, denominato Tavola Strozzi perché venne scoperto a Firenze 100 anni fa a Palazzo Strozzi, raffigura la flotta Aragonese mentre rientra vittoriosa nel porto di Napoli dopo la vittoria riportata nell'estate del 1465 al largo di Ischia contro il pretendente al trono Giovanni D'Angiò. Quest'opera è considerata la più bella rappresentazione urbana quattrocentesca e nonostante sia stata oggetto di studi ininterrotti sin da quando venne ritrovata, continua purtroppo a rimanere un'incognita per gli studiosi per quanto riguarda il suo autore e l'anno preciso in cui venne dipinta. Probabilmente lo studio centenario sulla Tavola Strozzi è ancora oggi oggetto di controversie e di tanti punti interrogativi perché queste ricerche poggiano su una deduzione di fondo non esatta: credere che il dipinto sia stato realizzato prima della costruzione della Lanterna poiché essa non compare nella veduta. Questa deduzione logica, però, in questo caso non  funziona  perché il misterioso autore della tavola, ha volutamente omesso di dipingerci la Lanterna in quanto stava realizzando una RICOSTRUZIONE STORICA. Inoltre per costruire la veduta, adottò una difficile tecnica di disegno che prevede oltre al punto di vista reale anche un PUNTO DI VISTA FITTIZIO che ha indotto in errore i maggiori studiosi della materia. Questo espediente tecnico, se eseguito con mestiere, è un bel trabocchetto per l'occhio dell'osservatore; un vero e proprio inganno visivo difficile da individuare specie se non si ha dimestichezza con i trucchi del mestiere di disegnatore. La tecnica del punto di vista fittizio, veniva utilizzata per disegnare scene con vista aerea a volo d'uccello quando non si aveva a disposizione una altura da cui osservare completamente la veduta dalla giusta distanza. In tal caso allora si sfruttava un alto edificio facente parte del panorama stesso (una torre, un tetto, un campanile, un faro etc.) che in una seconda fase lavorativa veniva inserito artificiosamente nella veduta stessa collocandolo in primo piano o di quinta. Grazie a questo artificio si riusciva ad ottenere una bella immagine a volo di uccello molto realistica che dava l'impressione di essere ripresa da un punto di vista aereo e da una posizione molto più arretrata e non meglio identificata proprio perché inesistente. Il risultato che l'autore della Tavola Strozzi ha ottenuto con questo espediente, è notevolmente ingannevole e l' inganno, in questo caso, è maggiormante aumentato perché egli, dopo aver ripreso il panorama dall'alto della Lanterna, ha completato la veduta senza inserirla nella veduta in quanto stava realizzando una ricostruzione storica di un fatto avvenuto diversi anni prima quando la Lanterna ancora non era stata costruita.

La tecnica del Punto di vista fittizio è stata utilizzata nel corso dei secoli da molti artisti ed ha mantenuto la sua utilità fino all'avvento del volo aereostatico o della fotografia aerea che hanno fornito un migliore e più completo punto di osservazione. Il metodo che useremo per dimostrare tutto questo, consiste principalmente nella comparazione della Tavola Strozzi con altri disegni, dipinti e fotografie di epoche diverse raffiguranti la città partenopea.

 

.

Le vedute di Napoli qui sotto riprodotte solamente nel particolare del Molo Grande, appartengono a periodi diversi compresi fra il XV e il XIX secolo e sono state realizzate nell'ordine cronologico dai seguenti autori:

Dipinto Tavola Strozzi di Ignoto, XV secolo...............Disegno di Anton van de Wyngaerde, metà del XVI sec.

Disegno di Lievin Cruyl, XVII sec.

 

Dipinto di Antonio Joli, metà del XVII sec.xxxxxxxxxxFoto del 1870-75 collezione V.Majello

Queste immagini danno l'impressione di essere tutte riprese da punti di vista molto differenti e sembrano notevolmente diverse fra loro ma questo è solo un INGANNO VISIVO! Infatti ciò che inganna l'occhio è la parte in primo piano delle vedute rappresentata dalle navi, dal porto e dal Molo Grande con Lanterna che gli autori hanno aggiunto in una seconda fase lavorativa.

 

Per superare l'ostacolo dell'inganno visivo, cancelliamo la parte del primo piano manipolata e aggiunta in un secondo tempo dagli autori. Confrontando ogni singola immagine con la foto dell'800 ripresa dall'alto della Lanterna (alla quale abbiamo anche cancellato il primo piano per meglio comprendere il raffronto) di colpo ci appare chiaro quello che prima non si riusciva a scorgere

Tavola Strozzi.......................................Foto dell'800 scattata dalla Lanterna

 

Anton van de Wyngaerde.......................Foto dell'800 scattata dalla Lanterna

 

Lievin Cruyl......................................Foto dell'800 scattata dalla Lanterna

 

     

 

 

 

 

 

Antonio Joli.........   .......................Foto dell'800 scattata dalla Lanterna

TUTTE LE VEDUTE SONO IN REALTA' LA STESSA INQUADRATURA

perché sono state tutte riprese dallo

STESSO PUNTO DI VISTA SITUATO IN ALTO SULLA LANTERNA.

La Lanterna è il migliore punto di osservazione per raffigurare dall'alto il porto di Napoli. Ecco perché artisti di ogni epoca hanno adottato lo stesso metodo di lavoro pur sapendo che avrebbero dovuto risolvere un fastidioso problema tecnico: la Lanterna DEVE ESSERE AGGIUNTA nella inquadratura in un secondo tempo poiché è parte integrante della composizione. Tutte queste immagini appartengono alla medesima tipologia di lavori che presentano un PUNTO DI VISTA FITTIZIO. L'autore costruisce il finto punto di vista utilizzando e manipolando ad arte gli elementi del primo piano dell'inquadratura per dare l' impressione che questa non sia ripresa dalla Lanterna, ma da un punto diverso e più arretrato.

 

SPIEGAZIONE DETTAGLIATA

DI COME SI PROCEDE CON LA TECNICA del PUNTO di VISTA FITTIZIO

L'artista che vuole disegnare realisticamente dall'alto e con cura il porto e la città di Napoli, servendosi di una ripresa dal vero, non avendo a disposizione nessun punto d'osservazione elevato migliore della Lanterna, è costretto ad adottare la tecnica del punto di vista fittizio. Sale quindi sulla Lanterna ed esegue, su fogli provvisori, accurati disegni preparatori del panorama che si gode da lassù (Fig.1). Evidentemente non disegnerà la Lanterna e buona parte del molo perché non visibili in quanto vi è posizionato sopra. Ciò che ha disegnato sarà la parte base della composizione a cui, per completare la veduta, dovrà aggiungere in studio, nella stesura definitiva, la Lanterna e la parte mancante del molo simulando così un punto di vista fittizio più arretrato verso il mare. Quindi si documenta con la massima cura annotando ed evidenziando anche per iscritto i dettagli importanti come per esempio i colori che dovrà usare per imitare i materiali architettonici, oppure l'allineamento dell'asse del molo con la verticale della Certosa di S. Martino su Monteoliveto  perché il lavoro finale verrà eseguito in studio quando non avrà più sottocchio il panorama. Per questo motivo, una volta sceso dalla Lanterna, disegna anche con molta cura la Lanterna stessa, prende nota della sua altezza, della forma a L del molo ed annota che la Lanterna è collocata sulla sporgenza dell'angolo a gomito del molo. In studio trasferisce fedelmente sul supporto definitivo con qualche sistema tecnico i disegni provvisori di Castel Novo e Monteoliveto, avendo cura di lasciare il giusto spazio in primo piano per disegnare a memoria e con l'aiuto degli appunti presi, il Molo Grande con la Lanterna, le imbarcazioni e un tratto di mare che daranno l'illusione del punto di vista più arretrato. L'operazione non è proprio indolore ne tanto meno semplicissima perché il nuovo punto di vista fittizio risulta in conflitto con la struttura prospettica propria di Castel Novo e Monteoliveto già disegnati dal vero punto di vista, e quindi il nostro artista, per posizionare armoniosamente e con coerenza il molo, dovrà farlo applicando degli adattamenti e compromessi fra le due parti della composizione.

Fig.1- Panorama del porto di Napoli dell'800 fotografato dall'alto della Lanterna. Il punto di osservazione è circa alla stessa altezza da cui furono ripresi la Tavola Strozzi e il disegno di Lievin Cruyl.

 

Riprendendo la spiegazione della tecnica del punto di vista fittizio, specificamente per l'operato dei nostri quattro autori, vediamo che ogni artista collocherà il molo secondo la propria sensibilità o capacità tecnica ottenendo come risultato finale, delle vedute apparentemente riprese da punti di vista differenti.

Fig.2a

L'autore della Tavola Strozzi ha collocato il molo angolandolo verso sinistra (Fig. 2a) per mostrarne bene la lunghezza e la caratteristica  forma a L. In questa posizione il molo consente di poter essere raccordato meglio con il castello (questo lo vedremo più avanti) dando una buona impressione di essere allineato con la verticale della Certosa su Monteoliveto.In questo caso però il misterioso artista lo ha eccessivamente accostato ai contrafforti a scarpa del castello e avendo l'esigenza di inserire la sfilata delle navi vittoriose,  a causa della mancanza di spazio , lo ha posizionato troppo arretrato sulla terra ferma addirittura fino oltre la Torre di S. Giorgio, e stiamo parlando si un errore di centinaia di metri (vedi frecce). A differenza degli altri autori però, non avendo l'esigenza di disegnare la Lanterna, è stato relativamente libero di scegliersi  l'angolazione perché non aveva il cruccio di evitare che il faro si sovrapponesse al Castel Novo cosa che avrebbe impoverito il centro di interesse della composizione confondendo i due monumenti.

Fig. 2b

Anton Van de Wyngaerde ( Fig.2b)è l'unico che ha eseguito il lavoro completamente in estemporanea stando su una Lanterna più bassa (forse anche dal basso della Lanterna) e che ha posizionato il faro alla destra del castello con l'asse del molo verso destra così come lo vedeva (confronta con foto dell'800) . Purtroppo per mancanza cronica di spazio, ne è risultato una banchina troppo tozza e corta, a cui ha cercato di rimediare con un effetto di prospettiva esasperata assottigliando la larghezza del molo che però gli ha fatto perdere l'allineamento con la Certosa su Monteoliveto e accentuare esageratamente la sporgenza dell'angolo a gomito del molo su cui è posizionata la Lanterna (ricordiamo che lui si trovava sulla Lanterna o ai piedi di questa e quindi disegnando in estemporanea la stava disegnando a memoria).

Fig. 2c

Lievin Cruyl, un vero tecnico del disegno, ha posizionato il molo verso sinistra (Fig. 2c ) per gli stessi motivi dell'autore della Tavola Strozzi: posizione più favorevole per mostrarne la lunghezza, per farne vedere bene la forma a L e per raccordarlo meglio con il Castel Novo (lo vedremo più avanti). Purtroppo ha eccessivamente angolato il molo a sinistra per non far capitare la Lanterna sovrapposta a Castel Novo cosa che avrebbe impoverito la composizione, ed è riuscito a porre un'accettabile distanza fra molo e contrafforti. Ha avuto anche la finezza di far capitare sulla linea dell'orizzonte il piano della Lanterna da cui ha disegnato il panorama.

Fig. 2d

Veduta reale vista dalla Lanterna ............Veduta compressa da Joli

Antonio Joli ha dipinto il molo centralmente ( Fig. 2d )avendo cura di far capitare la Lanterna alla sinistra di Castel Novo per gli stessi vantaggi già citati. E l'unico che ha mantenuto il Molo Grande in asse con la Certosa su Monteoliveto ma ci è riuscito solo grazie ad una spudorata manipolazione del disegno base della composizione comprimendo la larghezza del monte, della zona portuale e della facciata del castello che risulta larga come la cappella Palatina quando avrebbe dovuto essere il doppio (confronta con foto dell'800).

 

 

 

Silenzioso testimone di questa uguaglianza di postazioni visive collocate più o meno in alto sulla Lanterna, è un vecchio e solitario albero secolare che svetta al di sopra della seconda linea di monti. E' perfettamente allineato con la Torre di S. Giorgio, e oltre a scandire le diverse altezze da cui fu fotografato (Fig.3- Foto A,B,C), testimonia soprattutto che anche Lievin Cruyl lo ritrasse due secoli prima (Fig.3 disegno D), proprio dall'alto della Lanterna con una precisione fotografica.

.Foto A dal basso......Foto B dal medio....Foto C dall'alto......Disegno D dall'alto

Fig.3- Immagini riprese da varie altezze della Lanterna. Si nota lo stesso albero secolare.che evidenzia con precisione, l'allineamento Albero- Torre di S. Giorgio-Lanterna.

 

 

 

Altre prove a sostegno della tesi che le immagini di Castel Novo e Monteoliveto furono riprese dall'alto della Lanterna si evincono dalla struttura propria del castello che presenta alcuni allineamenti architettonici che conducono con precisione all'angolo del Molo dove era situata la Lanterna. Confrontando i particolari della facciata del castello della Tavola Strozzi, di L. Cruyl e della foto dell'800 (Fig. 4), constatiamo che in tutte e tre le immagini, il Campanile della Cappella Palatina, è posizionato perfettamente sulla verticale del finestrone di sinistra e presenta il suo lato che dà verso il mare in modo frontale,  mentre molto di scorcio quello di destra (freccia azzurra).

Fig. 4- Tavola Strozzi .... . . L. Cruyl . ...................Foto dell'800    

..Allineamento fra il campanile e il finestrone di sinistra

 

 

Per avere un ulteriore conferma che la Lanterna è l'unico punto da dove il campanile può essere visto in questa maniera, è sufficiente osservare una foto del castello scattata dalla punta estrema del molo, cioé alcune decine di metri verso destra, per osservare degli interessanti cambiamenti (Fig. 5).

Fig.5- Foto scattata dalla punta del Molo Grande

Il campanile della Cappella Palatina è allineato non più con la finestra di sinistra ma con quella di destra e mostra i suoi due lati quasi simmetricamente (freccia verde) Inoltre questa foto ci fa vedere un particolare che dalla Lanterna non si scorge affatto: l'estrema lunghezza della cortina orientale del lato in ombra del castello (freccia rossa).

Altra rilevanza architettonica importante è l'allineamento fra la Torre dell'Oro e la Loggia della Torre di Mare che sia nella Tavola Strozzi che nel disegno di Cruyl risulta identico (Fig.6), mostrando che la loggia impalla perfettamente la torre sporgendo solo di poco sul lato sinistro (vedi frecce). Anche questo allineamento, al pari di quello precedente del Campanile della Cappella Palatina con il finestrone di sinistra, è da considerarsi preciso e attendibile per individuare il punto di osservazione perchè la distanza che separa i due elementi allineati è notevole (Fig. 6bis ).

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 6 -Allineamento della Torre di Mare con la Torre dell'Oro in un confronto fra la Tavola Strozzi e il disegno di L. Cruyl

 

 

Fig. 6bis - Foto aerea di Castel Novo che mostra gli

allineamenti convergenti verso la Lanterna: Il primo

fra la Torre dell'Oro e la Torre di Mare

e il secondo fra il punto dove era il Campanile Palatino

ed il finestrone di sinistra.

 

 

 

 

 

 

Per sancire l'attendibilità delle due immagini della figura 6,  effettuiamo il confronto con una fotografia ottocentesca (Fig. 7) che è stata però scattata non dall'alto , ma dalla base della Lanterna.

Fig. 7 - Torre di Mare e Torre dell'Oro in una foto dell'800 scattata dalla base della Lanterna

Nell'800 la Loggia della Torre di Mare era però ridotta in rovina, così per fare un giusto confronto, dobbiamo ricostruire gli ingombri massimi della parte crollata (Fig.8 ). Questa ricostruzione, oltre a confermare  che questo tipo di alll'allineamento fra la Torre dell'Oro e la Torre di Mare punta preciso all'angolo del molo dove stava la Lanterna, ci mostra una cosa altrettanto importante e cioè che riprendendo la veduta dalla base della Lanterna, quindi dal basso, il coronamento merlato della Torre dell'Oro risulta privo di fusto e parzialmente impallato dal tetto a doppio spiovente che si trova alle spalle della loggia della Torre di Mare (Fig. 8-vedi freccia gialla). Al contrario, nel dipinto e nel disegno ripresi dalla parte alta della Lanterna, il tetto a doppio spiovente appare al disotto delle merlature della torre che presenta anche una consistente porzione di fusto anche se quella della Tavola Strozzi è troppo enfatizzata.

.

 

 

 

 

 

Fig. 8 - Ricostruzione volumetrica della Loggia della Torre di Mare ridotta in rovina

A conclusione tracciamo ora su una planimetria che riproduce la situazione del porto quattrocentesco ricavata dalla pianta del Duca di Noja del 1775 (Fig.9), l'allineamento della Torre dell'Oro con la Torre di Mare e vediamo che ci indica precisamente la Lanterna come punto di vista

Fig. 9 -Ricostruzione planimetrica della Tavola Strozzi ricavata dalla pianta del Duca di Noja del 1775.

In evidenza l'allineamento Torre dell'Oro- Torre di Mare - Lanterna.

 

 

 

 

 

Abbiamo dimostrato nelle pagine precedenti l'uguaglianza strutturale di Castel Novo della Tavola Strozzi, col disegno di L. Cruyl e con le foto ottocentesche scattate dalla Lanterna, sancendo che tutte le vedute sono riprese dallo stesso punto di vista. Comparando nuovamente fra loro queste immagini e indicando queste loro notevoli uguaglianze strutturali con delle righe gialle di riferimento (Fig.11), ci accorgiamo subito che esiste però una grossa discrepanza fra la foto e i due lavori per quanto riguarda il lato destro dell'edificio. Il dipinto ed il disegno mostrano infatti il lato di scorcio del Castello molto più visibile di come appare nella foto dove si scorge appena (Fig.11-vedi frecce verdi). Anche questa vistosa differenza però, è una ulteriore prova a favore della nostra tesi perchè è una modifica fatta volutamente dagli autori come adattamento per meglio raccordare il Castello con l'asse del Molo Grande che hanno aggiunto a memoria nella seconda fase lavorativa.

 

Con questa modifica i nostri due artisti hanno ottenuto che tutto il Castel Novo desse l'impressione di una leggera rotazione dell'edificio su se stesso come se fosse visto più da destra per mantenere visivamente il lato di scorcio il più possibile parallelo all'asse del molo che si accingevano ad aggiungere (vedi Fig. 2a - 2c ). Sappiamo benissimo invece che l'inquadratura del castello è la stessa della foto ripresa dalla Lanterna, infatti i due autori per ottenere questo effetto di rotazione hanno applicato un piccolo trucco slittando solamente la Torre del Beverello verso sinistra al di là della riga rossa (Fig.11) per lasciare lo spazio necessario dove disegnare con maggior visibilità il lato destro del Castello. Di questo slittamento orizzontale a sinistra, chi ne ha fatto le spese è stata la larghezza della facciata con i due finestroni che è divenuta molto più stretta (Fig.11-frecce azzurre) mentre la larghezza totale del Castello è stata lasciata giustamente inalterata.

 

 

 

 

 

Fig. 11- Controllo proporzionale fra la foto dell'800 e la Tavola Strozzi e il disegno di Cruyl, per rilevare  lo slittamento verso sinistra della torre del Beverello, attuato per mostrare il fianco di scorcio del Castello. 

 

 

 

 

 

 

Se ora, utilizzando i principali punti architettonici del lato di scorcio del castello, tracciamo le linee prospettiche per identificare il punto di fuga da cui risalire alla linea dell'orizzonte, scopriamo che fra i due lavori i punti di fuga sono molto diversi (Fig.12-13), ma la cosa stranissima invece, è che l'orizzonte è lo stesso e attraversa in entrambe le vedute il Castel Novo nello stesso punto passando al disotto delle merlature della Torre dell'Oro e della Torre di S. Giorgio (linea azzurra)

                      

 

 

 

 

Fig.12- Linee di fuga del lato di scorcio di Castel Novo nella Tavola Strozzi

                    Fig.13- Linee di fuga del lato di scorcio di Castel Novo nel disegno di L.Cruyl

 

Questa non è una fortuita coincidenza, ma ci troviamo davanti a due punti di FUGA ARTIFICIALI, cioè utilizzati all'interno di un disegno già costruito e già completo di proprio orizzonte.

Questo orizzonte alto, che nei due lavori coincide passando al disotto delle merlature del castello, lo ritroviamo identico anche nella foto ottocentesca (Fig.14-linea azzurra) mostrando però che il punto di fuga naturale del lato di scorcio del Castello non coincide con gli altri due artificiali (Fig.14-freccia gialla). Queste diverse posizioni dei tre punti di fuga coincidenti però sullo stesso orizzonte sono una ulteriore conferma che le immagini sono in realtà la stessa inquadratura perché riprese dalla Lanterna e le modifiche del lato di scorcio di Castel Novo nel dipinto e nel disegno, hanno una loro logica spiegazione: I due autori nella seconda fase lavorativa eseguita in studio, al momento di aggiungere a memoria il Molo Grande alla porzione di disegno ripreso dal vero, PER FONDERE INSIEME E RACCORDARE MEGLIO LE DUE PARTI, hanno rielaborato il lato di scorcio di Castel Novo utilizzando lo stesso punto di fuga artificiale da cui partono le linee prospettiche che sono servite per costruire il disegno del Molo Grande (Fig.15-16)

Fig.14- Veduta ottocentesca completa del porto di Napoli  vista dalla Lanterna. Individuazione della linea dell'orizzonte e riporto dell'allineamento dell'asse del molo con la Certosa di S. Martino su Monteoliveto

                                                       

Fig.15- Costruzione prospettica del molo e del lato di scorcio di Castel Novo con punto di fuga artificiale

                                                       

Fig.16- Costruzione prospettica del molo e del lato di scorcio di Castel Novo con punto di fuga artificiale

 

La curiosa sdoppiatura del punto di fuga artificiale del molo nella Tavola Strozzi (Fig.16), più che una banale svista, è un tentativo dell'autore di attenuare il difetto congenito della mancanza di allineamento dell'asse del molo con la Certosa di S. Martino su Monteoliveto, cercando di recuperarlo in parte. Questo difetto causato dall'inserimento artificioso del Molo Grande, non potrà mai in questa maniera essere corretto del tutto, perchè spostare troppo il punto di fuga sotto la verticale della Certosa, porterebbe il molo stesso a sovrapporsi al Castello, cosa che in parte già appare (vedi freccia gialla), dando inoltre, anche l'impressione che il molo scorra leggermente in salita.

 

PREGI E DIFETTI

DELLA REALIZZAZIONE PITTORICA DI CASTEL NOVO NELLA TAVOLA STROZZI

Sovrapponendo una planimetria ottocentesca ad una dei giorni nostri, possiamo ritrovare il punto dove era collocata la Lanterna sul molo. Il punto coincide con la Stazione Marittima e potendo salire sul tetto si potrebbe  ricostruire grosso modo la visione alta che offriva la Lanterna. Comunque anche da una visione dal basso si può osservare un interessante confronto con la Tavola Strozzi ( Fig.17)

Fig.17- Castel Novo dipinto nella Tavola Strozzi e fotografato ai giorni nostri dal basso dal punto dove era la Lanterna sul molo angioino dove è oggi la Stazione Marittima.

                                                                                                        PREGI

Anche se la foto è ripresa dal basso, ritroviamo tutti gli allineamenti che avevamo già veduto nel confronto con la foto ottocentesca. Inoltre in questo confronto possiamo cogliere altri interessanti elementi che confermano il punto di vista dalla Lanterna ma anche che Castel Novo nella Tavola Strozzi è realizzato con cura meticolosa:

Fig.18- Camminamento di ronda visibile dal punto di vista dove stava la Lanterna

Fig.19- Ingresso orientale visibile dalla posizione dove stava la Lanterna e allineato con la controscarpa della Torre di S. Giorgio

Fig. 20- Finestre modificate, tappate o aggiunte nel corso dei secoli

 

 

DIFETTI APPARENTI

Non sono difetti dovuti a negligenze o sviste , ma modifiche volute e calibrate, ottenute con dei semplici slittamenti di alcune parti architettoniche solo in orizzontale o in verticale per non snaturare troppo il disegno. Le motivazioni di tali scelte sono dovute a esigenze tecniche o estetiche:

  1. Il lato orientale è troppo visibile: è stato allargato, slittando a sinistra la Torre del Beverello, per poterlo raccordare al molo inserito artificiosamente in un secondo tempo.
  2. La Torre del Beverello è più esile: per rubare minore spazio alla cortina meridionale dopo il suo slittamento verso sinistra.
  3. La cortina meridionale è più stretta: per concedere spazio all'allargamento del lato orientale.
  4. La torre di Mare e le merlature della Cappella Palatina e della cortina meridionale sono ad un livello più basso: per consentire un maggiore svettamento del coronamento della Torre del Beverello e della Torre dell'Oro. Per questo desiderio di mostrare una immagine più canonica del castello, è stata aggiunta a fantasia anche la Torre di Guardia che è impossibile vedere dalla Lanterna. Anche L. Cruyl nel suo disegno ha voluto far svettare la Torre del Beverello adottando lo stesso metodo.
  5. Le finestre centinate del camminamento coperto della cortina meridionale sono solo due: le altre tre sono messe in ordine sparso simulando 4 livelli per dare un movimento alla facciata giudicata probabilmente troppo vuota; è un modo per rendere contemporaneamente sia l'effetto di castello che di palazzo .
  6. La controscarpa della Torre dell'Oro presenta delle sagomature troppo accentuate: per renderla simile alla controscarpa della Torre del Beverello
  7. Le finestre della Torre di S. Giorgio sono leggermente fuori posizione: sono ruotate a favore inquadratura per poterle vedere meglio

 

DIFETTI REALI

Stranamente i veri difetti riscontrati, sono principalmente sviste cromatiche o particolari che al momento dell'esecuzione dei disegni preparatori dalla Lanterna non erano visibili. Questo vuole dire che ci troviamo davanti non ad errori di disegno ma ad errori di scrittura (o dimenticanze di lettura?!) degli appunti presi:

  1. Coronamento Torre dell'Oro è giallo: deve essere grigio come il piperno
  2. Il fusto della Torre di Guardia è grigio: deve essere giallo perchè di tufo
  3. L'ingresso orientale è privo delle ammorsature grigie: devono essere grigie perchè di piperno.
  4. La cortina orientale è grigia: deve essere gialla perchè di tufo
  5. Le finestre della cortina orientale sono sbagliate: sono di fantasia poichè quel lato non era visibile dalla Lanterna.
  6. La Torre dell'Oro non ha finestre: perchè erano coperte dalla Loggia della Torre di Mare e quindi non visibili dalla Lanterna
  7. La roccia del monte Echia è grigia: deve essere gialla perche di materiale tufaceo.

Possiamo riportare il Castel Novo alle sue giuste fattezze senza variare le sue proporzioni ma solo riposizionando con dei semplici slittamenti i pochi elementi architettonici che il nostro misterioso artista aveva volutamente modificato per conferirgli un aspetto meno tozzo:

 

 

 

 

 

 

           

 

 

 

                                                - Castel Novo privo delle modifiche dovute a licenze artistiche del suo autore.

Con questi semplici gesti, vediamo che l'immagine di Castel Novo ( Foto sopra ) si ricompone perfettamente proporzionata in tutti i suoi aspetti e strutturalmente identica alla reale immagine fotografata dalla Lanterna. Anche la punta del campanile della Cappella Palatina ritrova una posizione più giusta tornando a toccare l'azzurro del cielo proprio come si vede nella foto ottocentesca. Invece che di modifiche è più corretto parlare di piccoli ritocchi artistici apportati dal suo autore e  proprio per la loro semplicità d'applicazione, ci dimostrano che il disegno preparatorio su cui vennero elaborate, era tecnicamente perfetto curato come una "fotografia", cosa che potrebbe lasciar ipotizzare che il disegno sia stato realizzato utilizzando un qualche strumento tecnico forse simile al prospettografo di Leonardo da Vinci.

 

Ritengo che questo mio studio inerente Castel Novo e Monteoliveto della Tavola Strozzi, abbia sufficientemente dimostrato che la Lanterna fu utilizzata per riprendere la veduta napoletana dall'alto. Comunque esistono molti altri indizi nel resto del dipinto che confermano ulteriormente e con altrettanta efficacia questa tesi:

  1. L'angolazione con prospettiva centrale del Recinto a Mare della Torre di S. Vincenzo con ill muro curvo del Recinto a Mare posizionato verso la Lanterna
  2. Il contenuto a vista dell'interno del Recinto a Mare
  3. La Torre di S. Vincenzo ripresa da un punto di vista aereo con l'orizzonte all'altezza del secondo camminamento merlato
  4. Lo stesso orizzonte fra la Torre di S. Vincenzo e Castel Novo
  5. La posizione della Torretta di guardia al centro della Torre di S. Vincenzo
  6. La facciata posteriore della chiesa di S. Chiara vista dalla Lanterna
  7. Le Mura ad angolo su Monteoliveto visibili oltre la Torre di S. Giorgio
  8. La giusta sequenza di tutti i monumenti da Castel dell'Ovo a Castel Novo
  9. L'allineamento del fortilizzio su monte Echia con il Recinto a Mare alla sinistra della Torre di S. Vincenzo
  10. Le chiese della S. Croce e S. Luigi allineate con lo strapiombo roccioso e alla destra della Torre di S. Vincenzo
  11. La spianata che diventerà Largo di Palazzo ben visibile
  12. La spianata che diventerà Largo di Palazzo, centrata fra La Torre di S. Vincenzo e Castel Novo
  13. La spianata che diventerà Largo di Palazzo allineata con la fortezza bassa a sinistra di Castel Novo
  14. La giusta vista d'angolo della fortezza bassa a sinistra di Castel Novo
  15. Uguaglianza strutturale con la veduta di L. Cruyl
  16. Uguaglianza strutturale della Torre di S. Vincenzo con la veduta di L. Cruyl

Gli indizi sopra elencati non sono adatti ad essere spiegati con poche parole in questa sede, perchè non hanno la possibilità di essere confrontati direttamente con immagini fotografiche in quanto appartengono a monumenti o a elementi del panorama urbano scomparsi prima dell'avvento della fotografia, richiedendo quindi dei metodi dimostrativi diversi. Ci limitiamo a spiegare solo quello della chiesa essendo di facile dimostrazione.

La chiesa di S. Chiara così come appare nella Tavola Strozzi (Fig.21), mostra: la fiancata di sinistra, la facciata turrita posteriore dotata di tre oculi sotto i quali c'è un timpano tagliato visivamente all'altezza del suo oculo dal tetto del fronte meridionale del Chiostro Grande che appare dipinto come se fosse un semplice caseggiato lungo posto in posizione ortogonale rispetto alla chiesa. Questi elementi sono più che sufficienti per poter ipotizzare da dove fu ripresa la chiesa in quanto mostrano tre angoli dell'edificio (A,B,C) che ci consentono di ricostruire a ritroso con una certa precisione le angolazioni del cono ottico e la postazione da cui fu ripresa. Riportando questi allineamenti su una planimetria che riproduce la situazione dell'epoca, vediamo che il punto d'osservazione è collocato grosso modo sulla Torre del Beverello (Fig.22) e poichè dalla Lanterna non si può scorgere la fiancata di sinistra(AB) della chiesa di S. Chiara, .sembrerebbe crollare così la nostra tesi del faro come punto di vista

Fig.21- Chiesa di S. Chiara della Tavola Strozzi che mostra la fiancata di sinistra (AB), la facciata retrostante turrita (BC) e il lato meridionale del Chiostro Grande che stranamente è raffigurato come un semplice caseggiato piuttosto lungo posto ortogonalmente rispetto alla chiesa.

Fig. 22-Rimando planimetrico del cono ottico e del punto di vista da cui sembrerebbe ripresa la chiesa di S. Chiara

 

C'è, però, qualcosa che non funziona, perché fotografando come prova la chiesa dagli spalti di Castel Nuovo (Fig. 23), ci accorgiamo subito che le strutture architettoniche sono molto diverse dal dipinto. Il fianco della chiesa presenta dieci alti finestroni gotici alternati e semi nascosti da altrettanti costoloni di contrafforte, il tetto è a capanna su un unico livello e quello che sembrava un semplice timpano d'architrave d'ingresso è in realtà un piccolo edificio a tre lati attaccato alla facciata (freccia rossa).

Fig. 23- Chiesa di S. Chiara fotografata dall'alto di Castel Nuovo

Se ora riguardiamo il dipinto con maggiore attenzione, facciamo una scoperta interessante: il tetto e la fiancata sono posticci cioè aggiunti alla facciata in un secondo tempo. Probabilmente questa modifica è stata fatta per dare maggior corpo alla chiesa inquadrata troppo frontalmente, ma il lavoro è stato eseguito con scarsa perizia tecnica usando dei colori troppo carichi di giallo e di rosso, senza raccordare le linee di fuga alla facciata e soprattutto interpretando malissimo la tipologia della chiesa, del piccolo edificio e del Chiostro Grande.

Separando infatti la porzione del dipinto aggiunta in un secondo tempo (Fig.24 freccia azzurra) ciò che rimane non è un mozzicone di edificio ma la facciata secondaria perfettamente integra della chiesa di S. Chiara ripresa frontalmente in prospettiva centrale.

Fig.24 - Fiancata e tetto della chiesa di S. Chiara separati dalla facciata.

L'immagine è completa di tetto estremamente di scorcio come anche di fiancata sinistra che è coperta parzialmente dalla torre di sinistra che lascia intravedere solo la parte alta del muro priva di finestroni (freccia verde) e facendo percepire appena solo le punte rastremate dei dieci contrafforti fusi insieme dall'effetto prospettico (freccia gialla). Stesso discorso vale anche per il piccolo edificio al centro che con la corretta prospettiva centrale ritrova tutto il suo reale volume. Ricomponendo il dipinto senza le parti aggiunte maldestramente (Fig. 25 ) vediamo che la chiesa oltre ad essere perfetta nella sua gamma cromatica e prospettiva centrale, recupera una coerenza prospettica anche con il fronte meridionale del Chiostro Grande il cui tetto taglia visivamente il piccolo edificio alla stessa altezza di come appare tagliato nella foto scattata dal Castel Nuovo indicandoci un punto di vista elevato. Questi tre edifici quindi, così allineati e inquadrati in prospettiva frontale da un punto elevato, possono essere visti solamente dalla Lanterna, come dimostra il rimando planimetrico del cono ottico con vertice sul faro ( Fig. 26 ); altre postazioni più a destra sul molo oppure arretrate sul mare, mostrerebbero oltre alla facciata, il fianco destro e non più quello sinistro

Fig.25-La facciata della Chiesa di S. Chiara e il piccolo edificio tagliato visivamente dal tetto del Chiostro Grande che mostrano fra loro una giusta e naturale coerenza in prospettica centrale perchè privi del lato posticcio della chiesa.

Fig.26 - Rimando planimetrico del cono ottico ricostruito facendo riferimento alla facciata della chiesa di S. Chiara priva della parte posticcia.

 

CONCLUSIONI

E' prematuro parlare di conclusioni perchè queste dovrebbero essere fatte solo alla fine dello studio completo su tutta la Tavola Strozzi ritenendo che questo dipinto abbia ancora molte altre cose in serbo che possono essere svelate.

Queste pagine appena lette hanno avuto il solo scopo di dimostrare la presenza della Lanterna al momento della realizzazione del dipinto. E' questo un risultato che possiamo considerare molto importante proprio per un rilancio della ricerca che può essere ora indirizzata verso un periodo storico ben preciso grazie alla nuova data di riferimento (anno di costruzione del faro). Durante questo piccolo saggio però, sono emersi anche altri indizi interessanti che riguardano la tecnica o il profilo del suo autore che meriterebbero di essere approfonditi e che qui mi limito solo ad indicare in un elenco:

Inoltre dalla mia ricerca sul resto della Tavola Strozzi, emerge che i punti di vista da cui fu ripresa furono almeno sei di cui il più importante era posizionato sulla Lanterna.

BIBLIOGRAFIA

Cesare De Seta, Napoli fra Rinascimento e Illuminismo, Electa Napoli 1997

Gaetano Fiorentino e Gennaro Matacena (a cura di), Napoli in posa, Electa Napoli 1989

Compagnia Generale Ripreseaeree, Atlante di Napoli, Marsilio editore 1992

Tutte le immagini modificate, i disegni, le planimetrie, le ricostruzioni e le foto di Napoli moderna sono state realizzate appositamente per questa tesi da Roberto Taito.

 

 

RIEPILOGO

ELENCO IN ORDINE DI IMPORTANZA DEGLI INDIZI CHE DIMOSTRANO CHE LA TAVOLA STROZZI E' STATA REALIZZATA APPLICANDO IL METODO DEL PUNTO DI VISTA FITTIZIO UTILIZZANDO COME POSTAZIONE VISIVA LA LANTERNA

 

  1. L'estrema uguaglianza strutturale di Castel Novo con la foto dell'800 scattata dalla Lanterna
  2. Lo stesso rapporto di Castel Novo con la collina retrostante uguale alla foto dell'800
  3. Stesse uguaglianze riscontrate in autori di varie epoche come Wyngaerde, Cruyl, Joli etc..
  4. Stesso orizzonte alto che coincide con quello della foto dell'800 e del disegno di Cruyl
  5. Mancanza dell'allineamento del Molo Grande con la Certosa su Monteoliveto
  6. Il coronamento della Torre dell'Oro che sovrasta il tetto della Torre di Mare
  7. La Torre dell'Oro è alla stessa altezza della Torre di S. Giorgio
  8. Allargamento del lato orientale del castello a discapito della cortina meridionale
  9. Il Molo Grande sovrapposto in modo innaturale alla terra ferma
  10. Allineamento della Torre dell'Oro con la loggia della Torre di Mare
  11. Camminamento di ronda della Torre dell'Oro visibile oltre la Torre di Mare
  12. Allineamento del campanile della Cappella Palatina con il finestrone di sinistra
  13. Scelta sbagliata del colore della cortina orientale
  14. Allineamento dell'ingresso orientale con la controscarpa della Torre di S. Giorgio
  15. Facciata e lato del chiostro della chiesa di S. Chiara visti centralmente e oculo tagliato

Esistono inoltre nel resto della Tavola altri 15 indizi non analizzati in questo studio

 

Roberto Taito

Via Giacomo Puccini, 6

00011 Tivoli Terme (RM)

Tel: 06 2290208 - 0774 371690

e.mail: taitobob@infinito.it

http://www.taitoroberto.com

http://pittura3d.it